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Pensieri e parole dei soci

 

Gianluigi Zarantonello

COSA VUOL DIRE VERAMENTE FARE NETWORK - di Gianluigi Zarantonello

Gianluigi Zarantonello 
Consulente Marketing & Comunicazione
Tel. 349/6453514
info@gianluigizarantonello.it
www.gianluigizarantonello.it

 


Che cosa vuol dire realmente fare networking? Una buona definizione, senza pretesa di scientificità, può essere: Networking significa creare e governare le relazioni ed i rapporti d′intera-zione e di scambio con altri soggetti in modo organizzato e consapevole .

Analizziamo i vari aspetti di questa frase.

Partiamo dai verbi, creare e governare, il primo ci indica che le relazioni non sono qualcosa d′imposto dall′alto (anche se in qualche caso può capitare) ma il frutto di un′azione che può partire anche da noi in prima persona, sia spontaneamente sia in reazione ad uno stimolo esterno.

Un elemento importante dunque è la proattività che va poi unito con il se-condo verbo, governare, che ci indica che queste relazioni devono essere an-che gestite nel tempo, sviluppate, coltivate, introducendo nel nostro scenario il lungo periodo.

Andiamo poi all′oggetto, le relazioni e i rapporti d′interazione e scambio, infatti, prima di tutto la relazione può essere vista come un contatto, un possibile canale e uno strumento in più disponibile nel nostro panorama percettivo. L′interazione (personale, professionale, affettiva) e lo scambio (d′informazioni, di aiuti reciproci, etc.) sono il contenuto ed il valore aggiunto, almeno potenziale, della creazione di un rapporto con un altro nodo della ragnatela.

Infine nella definizione troviamo il modo di gestire tutto questo, che deve essere organizzato e consapevole. Come abbiamo già detto stiamo parlando di azioni proattive, dunque la gestione del network deve essere soggetta ad un′organizzazione che non lascia al caso la creazione ed il mantenimento della rete.

Va da sé che tutto questo processo richiede consapevolezza di quanto si fa, non si può pensare che azioni strutturate come sopra siano portate avanti in modo corretto solo istintivamente.

L′analisi della definizione ci porta a comprendere come il fare networking dunque sia prima di tutto una forma mentis, un modo consapevole e motivato di gestione della propria rete che può essere applicato a tutti gli ambiti della vita.

Come tutte le cose questa attività deve essere frutto di valori che l′individuo condivide in maniera profonda e consapevole, come accennavamo nel primo paragrafo infatti il problema del "fare squadra" non è tanto insito nei modi operativi ma nel pregiudizio e nella paura di fondo, in questo caso dell′imprenditore o del manager, che vedono con sospetto l′interazione con altri soggetti per paura di perdere il proprio vantaggio personale o di essere in qualche modo "fregati".

É giusto dire che non viviamo in un mondo utopico e non è certo il caso di rivelare a tutti informazioni e processi riservati, tuttavia spesso questi atteggiamenti riguardano anche dati che sono necessari, ad esempio, a realizzare un prodotto in modo congiunto, in più certe volte si prova a fare i furbi, cercando di prendere più di quello che si dà.

Invece per fare network in modo corretto è bene avere dei riferimenti di metodo e anche di etica, come viene sottolineato, ad esempio, da Sebastiano Zanolli nel suo libro "Una soluzione intelligente" dedicato proprio al networking.

Riprendiamo dunque alcuni dei concetti fondamentali del libro a proposito di cosa non è fare davvero networking:

1 non stiamo parlando di vendere qualcosa a più persone possibile (ad esempio tramite il multilevel marketing) bensì di trarre il massimo dalle nostre reti di relazione;

2 nella gestione del network ci deve essere un rapporto scambievole, centrato sulle persone e non basato solo su un do ut des immediato. Non è dunque da prevedere una contabilità spicciola ed immediata negli scambi e nelle interazioni fermo restando una reciprocità ed un mutuo vantaggio;

3 fare network richiede rispetto reciproco fra gli interlocutori e spirito di collaborazione, anche per piccole azioni. Questo punto è di fondamentale importanza etica e pratica in quanto è alla base di un rapporto di reale fiducia e collaborazione fra le parti. Solo in questo caso si può pensare di avere una reciproca ed interessante interazione con piena soddisfazione;

4 il networking è un′attività che si sviluppa nel lungo periodo e richiede organizzazione e capacità di gestione, non è affidata al caso, anche perché si opera con delle persone e dunque si deve avere rispetto di loro.

Da queste note, riprese in modo molto sintetico, emerge in modo chiaro che il networking è un′attività che ha per protagonisti le persone, che sono quelle che poi gestiscono i destini delle aziende, e dunque ha tra i suoi pilastri chiave la fiducia ed il rispetto reciproco.

Se in una delle due parti mancano questi elementi non può scattare davvero la relazione e di ciò si renderà conto in breve anche quello dei due che si pone nel modo giusto.

Abbiamo anche detto che ci troviamo in una ragnatela dalla quale non possiamo uscire e dove dobbiamo per forza di cose interagire con degli altri soggetti, a questo punto non sembra molto logico instaurare relazioni instabili e conflittuali quando, con un approccio corretto, possiamo invece ricevere e dare molto al sistema.

É importante sottolineare anche che non stiamo parlando di armonia utopica fra tutte le persone, nel concreto il networking è un′attività che ci permette di fare meglio la nostra attività attraverso il rapporto con altri soggetti perché tale interazione è più ricca, corretta e proficua. Molte delle relazioni che intrecciamo inoltre possono avere la loro utilità concreta in un secondo momento, quando c′è bisogno di quella specifica competenza o di un contatto che la persona con cui abbiamo un buon rapporto ci può procurare.

Quindi è importante sapere che fare networking funziona. Sviluppando e gestendo reti di relazioni in modo limpido, organizzato e rispettoso delle regole si ottengono molti vantaggi che compensano largamente gli sforzi fatti in un primo momento per iniziare, senza contare che avere proficue relazioni d′interazione e scambio con molte altre persone è piacevole ed arricchente anche al dì là del fine strettamente lavorativo

Sebastiano Zanolli

LA GARANZIA DIMENTICATA- di Sebastiano Zanolli

Sebastiano Zanolli 


info@masada.it
www.unasoluzioneintelligente.it

 

Perché si lavora?
Qual è la vera radice della ricerca spasmodica di profitto?
Quando ci si ferma per godere dei frutti dei sacrifici?
O sono i sacrifici il frutto da godere e quindi la vera destinazione è il sacrificio stesso?
Qualunque siano le risposte a queste domande ho comunque una certezza.
Abbiamo tutti almeno un capo, un boss, un principale dal quale dipende l’esito dei nostri sforzi.
Qualunque siano le risposte ho comunque anche un’altra certezza.
Questo boss è felice e soddisfatto solo quando comprendiamo ciò che vuole, possibilmente senza nemmeno chiederglielo e senza che nemmeno si esprima.
Come a volte richiedono le mogli.
Non è un cattivo capo, sa a volte essere generoso, a volte implacabile e spietato ed è attento solo al suo risultato.
L’ho visto decidere sul futuro di molti di noi, sul futuro dei figli di molti di noi, sulle nostre speranze.
A volte dispensando benessere, a volte abbandonando il servitore nella miseria nera del fallimento.
Ho visto poi molti fare finta che non fosse così.
Turarsi le orecchie quando il capo chiamava e sputare sdegnosamente in segno di ribellione.
Comprensibile ma inutile.
Nessuno aveva mai spiegato loro che anche i capi hanno capi, che i padroni hanno a loro volta
padroni, in un interminabile ruota incurante di politica e filosofia.
Anche in questo caso padroni spietati ed implacabili.
Nessuno aveva mai messo in chiaro che rompere la catena che lega gli uni agli altri è cosa da martiri, o da pazzi, che poi molto diverso non è.
Infatti li ho visti cadere fuori dalla grande scacchiera del mondo, precipitando in una solitudine a cui spero la saggezza dell’età porrà rimedio.
Ma qui, qui sulla terra, quella vera, dove c’è bisogno di gente che lavori non solo per sé ma anche
per chi non ce la fa, per migliorare e far migliorare, qui sulla terra dicevo, serve capire chi è il  capo.
Senza dubbi né incertezza.
Serve conoscerlo, nei suoi gusti, nelle sue idiosincrasie, nei suoi vizi e nelle sue virtù.
Serve ricordare per quali motivi si entusiasma, cosa lo intristisce, perché l’ultima volta ha scelto noi e non altri, perché invece ci ha abbandonati.
Serve sapere che il capo chiama con i gesti più incomprensibili, a volte bizzosi.
Non sa ciò che vuole spesso.
Pensa una cosa.
Ne fa un’altra.
Ama il brivido del tradimento.
Ma soprattutto non deve fedeltà a nessuno.
Una missione impossibile quindi gratificarlo.
Il nostro boss, il nostro capo ha mille facce, mille teste, mille anime.
Si chiama cliente.
E qui, qui da noi. E’ l’unico detentore del nostro benessere.
Non esagero
Qui, nel nostro mondo, è l’unico.
Non fermatevi al cliente di merci, di servizi.
Il nostro cliente ha il viso del vostro partner, dei vostri figli, dei colleghi, dei genitori, del vicino di casa, dei membri della vostra comunità.
L’avete incontrato fin da neonati negli occhi vostra madre, che ha scambiato latte e carezze con la vostra tranquillità.
Mi ero ripromesso di parlare di CRM.
Mi sono accorto di aver parlato del motivo per cui il CRM esiste.
A me sta solo a cuore ricordarmi che sapere il motivo per cui esiste non sarà però utile a nessuno se una azione non seguirà.
Il CRM è azione. L’azione la garanzia di un futuro migliore e possibile.

Massimo Tegon

MARKETING A COSTO ZERO - Di Massimo Tegon.


Massimo Tegon 
Via Coletti 122 Rimini (RN) 
Tel. 348 / 24.32.754
tel/fax 0541 / 54.39.1
massimo.tegon@marketinginformatico.it 
www.marketinginformatico.it

E′ il titolo dedicato ad una serie di articoli che prendono in considerazione gli strumenti informatici a costo zero o a prezzi limitati. Software che possono aiutare, a vendere di più, i manager delle aziende con poche risorse economiche (le grandi hanno già i loro consulenti), attenti alle novità.

Spazieremo dall′informatica alle comunicazioni tenendo presente che parliamo di ICT (ovvero Information Communication Technology) dedicata al marketing e alla vendita. Fatte le premesse questa la domanda più importante: - "perché usare le tecnologie informatiche per fare vendita, marketing e comunicazione?"-

Alla base c′è un modello chiaro "Spendere Meno per Acquisire nuovi clienti e Vendere di più ai clienti acquisiti". Le tecnologie devono servire a risparmiare tempo e soldi, altrimenti non servono.

Inoltre vanno calate nella realtà aziendale perché non esistono regole per tutti. Banalizziamo: se devo fare una fattura al mese mi serve un programma gestionale per la fatturazione? Risposta: dipende! Se sono un agente (con poca esperienza informatica) probabilmente meglio usare un programma di video scrittura (word o altro). Se invece sono un azienda che produce navi probabilmente sarà necessario.

Oggi segnalo la prima ed unica legge dell′informatica: non esistono verità assolute (l′informatica è un opinione), è quasi certo che si commettano errori (la cui unica certezza sono i bachi). Diffidate da chi indica una strada certa e sicura.

Sarò lieto di ricevere le vostre mail per approfondimenti, suggerimenti, consigli : massimo.tegon@marketinginformatico.it.

TELEFONARE GRATIS è il fenomeno del momento.

Oggi parliamo del leader:

SKYPE (indirizzo internet: http://web.skype.com/home.it.html) che come è scritto nel sito italiano "è un software semplice e gratuito che ti permetterà di effettuare telefonate gratuite in tutto il mondo in un attimo." Skype in gergo telefonico è un Soft Phone: un telefono software. Prerequisiti: per farlo funzionare sono necessari una connessione ADSL una cuffia e un microfono (o casse e microfono). Il software si scarica gratuitamente dal sito e si installa nel proprio PC (basta leggere le semplici istruzioni). S′ inserisce un nome (funge da numero di telefono) e si comunica con amici, parenti, colleghi, clienti che sono collegati (che a loro volta avranno installato nel proprio PC Skype).

Per dare ai contatti il mio nome Skype (max_bitbeep) ho mandato una mail dicendo: esiste Skype. Se mi volete chiamare gratis usatelo. Ho un amico con figlia attualmente in Cina che mi ringrazia tutte le volte che lo vedo! Per chiamare chi non usa il PC? Ho due scelte: la telefonia classica oppure mi compero un abbonamento presso Skype. I costi sono indicati nel sito. Per le grandi aziende (con molte chiamate contemporanee) ci sono soluzioni diverse a pagamento). Per approfondimenti cercate su un motore di ricerca alla voce: VOIP (Voice Over IP).

Corrado Spedale

L′EFFICACIA DEL DOOR TO DOOR- di Corrado Spedale

Corrado Spedale 
Titolare Enterprise Communication
Tel. 339 8606606
info@enterprisecommunication.it 



Come titolare di Enterprise Communication, azienda che si occupa di door to door ma anche di comunicazione diretta in senso lato, in questi anni mi sto rendendo conto, come forse anche voi, che alcuni mezzi pubblicitari stanno risentendo di un fenomeno di saturazione. Le redemption calano, i budget devono di conseguenza aumentare e i messaggi stentano ad arrivare a segno. Il ritorno delle e-mail, che cinque-sei anni fa sfiorava livelli da capogiro, dell′ordine del 10%, oggi è a picco. Una campagna di e-mailing, nel 2006, si considera soddisfacente quando si registra uno 0,5 -0,6% di risposte. La raccolta pubblicitaria tradizionale, a cominciare dalla carta stampata per arrivare alla tv, ha vissuto tempi migliori. E nel direct marketing, lo sappiamo, c′è la legge sulla privacy.

Con questo non voglio certo tracciare un quadro poco ottimista del nostro settore. Piuttosto oggi, probabilmente, ci troviamo di fronte a uno di quei momenti in cui occorre ripensare il modo di fare comunicazione integrata e pubblicità. Occorre guardarsi intorno, cercare nuove strade. La via del successo può essere tracciata anche da strumenti collaudati e definiti tradizionali, che tuttavia non sempre sono tenuti in giusta considerazione dall′universo aziendale. E mi riferisco in particolare alla pratica del "door to door" inteso sia come porta a porta, sia come mano a mano, che è utilizzato in maniera massiccia proprio dai punti d′acquisto siano essi piccoli negozi, supermercati e discount a media superficie o grandi ipermercati. Nel nostro Paese, questo metodo di veicolazione delle informazioni commerciali o delle promozioni viene spesso relegato al ruolo di Cenerentola da parte della grandi aziende italiane e multinazionali . Ed è un peccato, perché se guardiamo oltre oceano, scopriamo che nel door to door investono - e lo fanno con quote massicce dei loro budget - aziende del calibro di AT & T. E si capisce perché: la pubblicità diretta può essere poco invasiva (ti lascio un volantino, un depliant o una newsletter, se vuoi lo prendi) e al contempo raggiungere il target con vigorosa efficacia, perché se un consumatore ha un interesse specifico per il prodotto o il servizio che promuovo posso stare sicuro che leggerà con attenzione quanto gli è stato recapitato.

Si dice che il door to door sia una comunicazione talvolta dispersiva, e perciò stessa poco dettagliata. È vero il contrario. E′ proprio la sua intrinseca tipologia di one-to-one (se vista in termini di contatti quantitativi) e di one-to-each ( ovvero dell′uno a ciascheduno. se vista sotto il profilo qualitativo di personalizzazione) che la fa essere una delle tecniche più mirate e tailor made che conosciamo. Vi posso assicurare che selezionando gli indirizzi, le vie, i quartieri urbani e suburbani, le città si può profilare il target in maniera altrettanto precisa e funzionale. Posso scegliere, ad esempio, i consumatori con reddito più alto, o parlare selettivamente ai potenziali fruitori di un servizio localizzato; posso sostenere il mio investimento, magari offrendo dei campioni omaggio; e lì dove è più forte un concorrente, posso intervenire sulla frequenza e organizzare coperture periodiche, e quant′altro. Il tutto, senza problemi di legge sulla privacy e con un bacino che, potenzialmente, corrisponde a tutti gli italiani. Un′indagine della Nielsen certifica che l′86% delle famiglie dichiara di ricevere regolarmente materiale promozionale con questo strumento. È una buona notizia perché il dato elevato è estremamente incoraggiante. Ma anche perché, secondo me, c′è ancora un 14% su cui intervenire.

Quindi la tematica che io propongo è una rivalutazione generalizzata di questo mezzo, magari nell′ambito di una strategia di comunicazione più vasta, nella quale il door-to-door può svolgere un′azione sinergica non solo per il comparto della distribuzione e del commercio, ma anche e soprattutto per il settore delle industra. Nel caso di Enterprise Communication, noi ci siamo organizzati proprio con questo obiettivo. Abbiamo una divisione di door-to-door che si occupa di volantinaggio, porta a porta e a mano, distribuzione di giornali e riviste, depliants e buoni sconto, effettuando analisi territoriale e geomarketing, operando in sinergia con le altre tre strutture del gruppo: Event media direct per gli eventi sul punto vendita, Project media direct per progetti di comunicazione diretta, Promo media direct per le promozioni. In più, da poche settimane, abbiamo lanciato una sfida alle agenzie di advertising, nella convinzione che le nostre rispettive sfere di competenza si possano e si debbano combinare per offrire ai clienti un servizio veramente completo e per sviluppare finalmente un′azione di comunicazione che operi su tutti i fronti: quello che si dice comunicare a 360 gradi